martedì, 23 giugno 2009
Facebook mi suggerisce di aggiungere la mia migliore amica tra i miei amici.
A volte ci sono cose che mi fanno davvero sorridere.
Missione compiuta, sono stata brava e ne sono felice. Fare felici loro è quasi sempre meglio che fare felice me stessa e, in fondo, spesso una cosa implica l'altra.
Io continuo a sorridere e a ripensare ai 16 anni che abbiamo condiviso e di cui facebook non sa niente, ci sono cose di cui non resta traccia in rete, forse perchè siamo figlie degli anni '80, ci sono cose per cui ci si deve ancora appellare alla memoria umana, ma tanto io lo so che quei ricordi ci sono, tra la nebbia, e non ho bisogno che nessuno me lo venga a dire.
venerdì, 12 giugno 2009
Holborn story
Se fossi un uomo potrei bere il raccomandato litro e mezzo d'acqua al giorno e farmi così passare la cellulite, ma se fossi un uomo probabilmente non avrei la cellulite.
Siccome sono una donna, o comunque qualcosa del genere, se bevessi davvero un litro e mezzo d'acqua dovrei chiudermi in casa perchè le file alle toilettes pubbliche mi costringerebbero ad urinarmi addosso in pubblico e a quel punto, con o senza cellulite, la mia vita sociale sarebbe ugualmente deteriorata.
Così dicendo potrebbe sembrare ch'io stia sottolineando una qualche inequità o ingiustizia nelle sostanziali differenze della qualità della vita tra uomini e donne. Non è assolutamente così, io tengo sempre bene a mente il dono che Dio ha fatto alla donna: partorire con dolore. Esperienza che un uomo non potrà mai provare, a lui tocca solo scopare con piacere, il poveretto.
In ultima analisi le mummie e i sarcofagi sono diuretici e/o lassativi e io non sono in grado di prendere un bus senza catapultarmi nella direzione opposta a quella in cui speravo di andare. Pur conoscendo perfettamente strada, direzione e numero del bus.
lunedì, 08 giugno 2009
Losing my religion
E chi ha detto che l'uomo nero fa paura?
Bah, le strane cose che ogni tanto faccio per ricordarmi chi sono.
Che poi mica l'ho ancora capito troppo bene.
In cerca di me attraverso i club di Londra, potrei scriverci un libro. Cazzata, potrei scrivere le prime dieci pagine di questo libro, come di tutti gli altri. Il limite invalicabile delle dieci pagine mi ossessiona e non mi lascia scampo, ancora.
In cerca dell'undicesima pagina, potrei scriverci le prime dieci pagine di un libro.
Sto impazzendo, lentamente ma inesorabilmente, e dire che un tempo dicevo: sto rinsavendo! E non ne ero troppo contenta, o forse sì, il confine non è mai stato chiaro, un giorno mi sono trovata di qua ed è andata bene così, ma potrei ricapitombolare di là a breve.
Dilligaf!
giovedì, 04 giugno 2009
Ci sono frasi fatte che si prestano al paradosso in manienra esilarante.
Gli amici si vedono nel momento del bisogno.
Essere soli è una condizione naturale, ci sono cose che solo da soli si possono fare, nascere e morire, e pensare.
Per quanto bravi si sia a raccontare cosa si pensa non sarà mai come poter far sentire i propri pensieri a qualcuno.
Il mio cervello usa con me parole che io non so mai ripetere.
Mi piace guardare le nuvole.
Gli amici si fanno vedere nel momento del bisogno. (Di chi? Il loro).
Cambia un po' il senso, ma è solo riformulazione, l'equivalenza c'è.
Dovevo tenermi stretto chi aveva col mio cervello un rapporto speciale, quasi quanto quello che ho io con lui.
In un caso sarei colata a picco. Nell'altro sarei colata a picco. Due diversi abissi.
Allora ho fatto bene così. In entrambi i casi. Due diversi risultati.
Ho fatto. Come se di scelte si fosse trattato.
Mi sono svegliata con un sogno ancora in punta d'occhi, l'avrei dovuto terminare, volevo sapere come andava a finire. L'ho sempre voluto sapere.
sabato, 30 maggio 2009
Su di noi nemmeno una nuvola...
Francamente ancora mi domando come sia potuto accadere, ma io mi sono scottata, in Inghilterra, dove piove sempre e dove sulla free press ti raccomandano Don't foget you hat.
A London c'è il sole, al parco c'è pieno così di gente in costume e di frisbee che ti sibilano a due centimetri dall'orecchio mentre colui che insegue il disco volante ti strilla Sorry mate!
A Londra c'è il sole e io ora non ho più nulla che mi manchi dell'Italia, fatta eccezione per il mio gatto.
Ma un gatto lo può prendere l'aereo da solo?
Undici settimane, ormai parlo anche io per settimane, che mi sono sembrate una velocissima eternità, mi pare di non aver mai fatto altro nella mia vita che cercare di parlare un inglese appena appena decente, cercare di trovare un lavoro, decidere dove andare a vedere cosa e salutare persone che di italiano conoscono al massimo i must come pizza, pasta, fanculo e cazzo.
A volte le cose non vanno come te le aspetti, a volte le cose vanno meglio.
martedì, 19 maggio 2009
+ 4
Ancora una volta mi ritrovo seduta qui a scrivere più seguito da un numero in più ed è la mia vittoria.
Ogni anno suona un po' più scontata, ma è solo il suono, l'eco che mi lascia dentro è sempre lo stesso.
Ed è l'eco che mi porterà ad essere qui, tra un anno, a scrivere più seguito da un numero in più.
Niente meriti e niente demeriti, solo la possibilità di essere contenta per me stessa e, diamine, lo sono!
venerdì, 15 maggio 2009
Ciao, come stai?
Come ti chiami?
Io ti amo, vuoi venire a casa mia?
Allora ci vediamo domani alle due in punto su questa stessa panchina.
Se incontrare un ragazzone grasso grasso, nero nero, vestito come Jay Z non ditegli dove sono!
Cose che mettono di buon umore dopo pranzo.
Mi piace guardarmi i piedi, loro sembrano sempre sapere dove andare anche quando io stessa non ne ho la più pallida idea. Sembrano compententi in quello che fanno.
Io non credo di sembrarlo mai. Me lo chiedevo l'altro giorno se ci fosse un campo nel quale io sono competente. Sto ancora cercando risposta.
Finirò col cercare competenza sul dizionario e concluderò che sono competente nel cercare parole sul dizionario.
Ho questioni riguardanti l'infinito da dirimere, ho questioni riguardanti uno stupido libro da dirimere.
Ho questioni, che tanto restranno dove sono.
domenica, 10 maggio 2009
Mi ci sono voluti 22 anni, 9 mesi e 3 giorni.
Ma ci siamo.
Davvero.
mercoledì, 01 aprile 2009
Le cose che non ti aspetti.
Forse aver sottovalutato a lungo un affetto, aver provato astio e aver pensato che non ci fosse modo di tornare indietro è servito per accorgersi del fatto che invece niente di tutto questo era irreversibile. Forse sono sempre le dimostrazioni di affetto che mi fanno cambiare idea, anche quelle che decido di non accettare, anche quelle che non so dove rubricare nel mio archivio storico.
Le persone sono a forma di prisma, ed io lo dovevo sapere.
London life. La gente è carina con me e gradisce anche solo farsi una chiacchierata senza impegno. Gli omini della Barclays sono affascinanti e disponibili, domani tornerò a sfruttare la disponibilita' di Solomon e magari gli chiederò di uscire.
I punkabbestia di Camden mi fanno sorridere per la strada e ringrazio che nella mia fase punk non sia mai rientrata una cresta verde o fucsia. Forse per questo c'è da ringraziare mamma, più che altro. Camden mi innamora ogni volta di più, è come una città nella città, quando esci dalla tube a Camden Town vedi sfumare la Londra che conosci e la vedi diventare Camden, si camdennizza più ti sposti verso nord lungo Camden High Street e mi verrebbe voglia di dare fondo ai miei risparmi in ognuno di quei negozietti pulciosi.
Per ora sono riuscita a tenermi a freno, sabato ero uscita con 100£ in tasca ma per fortuna sono stata dirottata lontano da quel luogo di perdizione.
Il resto con calma, a parte la bettola di Chalk Farm non ho ancora vissuto molto la notte londinese, ma rimedierò, anche perchè un po' di sano divertimento mi serve, devo staccare la mente dai problemi della diade lavoro-soldi. Per ora basta, non ho voglia di andare sul delirante come al solito, sono terrena e materiale, talmente terrena che sento il sapore di terra in bocca ogni volta che tossisco.
Bye bye.
venerdì, 27 marzo 2009
Dei film Horror mi fanno paura i titoli di coda.
A volte scrivo frasi che proprio non riesco a ricordare che senso avessero quando le ho scritte.
In questo momento potrebbe averne molti.
Primo post from England. Not yet a job, ma almeno mi hanno accolto sole e temperatura primaverile.
Ora sia già ad una temperatura più autunnale che primaverile.
Parlo del tempo perchè del resto non mi va di parlare.
Ieri sera un adorabile ragazzo very british è passato con me nel tornello della metro perchè la mia oyster era stanca ieri sera poi andavamo nella stessa direzione e quando lui ha svoltato ci siamo guardati per un po'.
Che cosa romantica.
Stephanie...oggi si è infilata nel letto con le scarpe. Ma è solo l'ultima di una lunga serie di schifose schifezze.
Live from Camden Town per voi Fede.
And that's all.