domenica, 08 novembre 2009
Non ho colpe se mi piace pensare ad un mondo migliore.
Non a tutto il mondo, ma solo a quel pezzo che mi riguarda, quello che se fa schifo un po' me ne può fregare, quello che se è ricoperto di merda mi dà noia perché sono io che la calpesto ad ogni pie' sospinto.
Credevo fosse mediocrità ed era stanchezza. Si credono tante cose e alla fine, ma solo alla fine vera, si capisce quali erano vere e quali no, l'importante nel mentre è credere, diventa vero quello che credi ed in cui credi.
E che importa se, tanto, gli ospedali psichiatrici non ci sono più?
Sono ottimista, credo di esserlo sempre stata, solo che prima ero incosciente in quanto ottimista, ora sono ottimista e basta. Non è vero, sono ancora anche un po' incosciente, ma cosciente di esserlo.
Il fatto che gli ospedali psichiatrici siano stati chiusi inizia ad essere un vantaggio serio.
Non sono e non sarò mai la benefattrice del mio pezzetto di mondo, sono troppo egoista per esserlo, ma non sarò nemmeno quella che fa la cacca per terra, a questo punto. Volendo andare oltre potrei addirittura avere qualche buona idea per questo pezzetto di mondo da far realizzare a qualcun altro. A me la parte pratica delle cose, in cui ti accorgi che la teoria, se non calcoli i millimetri e sei preciso nel taglio, non funziona, non piace. Io mi siedo e penso.
Sono seduta, credo che per oggi resterò qui.
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venerdì, 06 novembre 2009
Le persone come me, le persone che, come me, possono avere certi ricordi, devono pensarci due o tre volte prima di dire che la vita fa schifo o che è ingiusta.
Colpa dei flash-back.
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sabato, 17 ottobre 2009
Se qualcuno mi chiedesse la cosa che ho imparato meglio negli ultimi anni risponderei che è sapere cosa voglio, I mean, per le cose importanti, non per le sciocchezze, per quelle resto terribilmente indecisa e se non posso fare tutto il baratro dell'occhio vacuo e tentennate si apre in front of me.
Per quelle importanti. So cosa voglio, come lo voglio e come fare per ottenerlo.
Di conseguenza so anche cosa non voglio. Almeno nei casi dicotomici in cui esistono solo sì e no.
Poi c'è tutto quel meraviglioso ambito delle sfumature di grigio (chissà poi perchè proprio bianco e nero, non si poteva dire vedi tutto o rosso o giallo? Dovrò farmene una ragione.) in cui so cosa voglio, ma devo riflettere per capire cosa non voglio, I mean, il grigio talpa no, d'accordo, ci siamo, ma il grigio antracite ha il suo perchè in alcuni momenti ed in alcune occasioni.
Eppure c'è chi mi fa capace di autoipnosi, in grado di convincermi di non volere ciò che in realtà voglio. Forte.
Ma non è vero. Io ci gioco con il mio cervello e, diamine, abbiamo un rapporto alla pari, lui conosce me quanto io conosco lui, non c'è modo in cui l'uno possa ingannare l'altra o viceversa senza che l'altro se ne accorga.
Siamo fottuti e felici io e lui, ci abbiamo lavorato al nostro rapporto e, anche se ieri sera l'ho offeso perchè ho detto che potrei essere più intelligente di così, non m'ingannerà per questo.

Come si deve prendere il momento in cui si richiude una porta che non avrebbe mai dovuto essere riaperta?
Con consapevolezza. Non so se si debba fare così, ma è quanto posso fare io ora.
E, alla fine, ora come allora mi farebbe bene incontrarTi, per errore, su un autobus magari, e sentirti dire cose così intelligenti da farmi pensare che si possa essere più intelligenti di come sono, da farmi sorridere. E ne avrei anche meno bisogno di allora. Ed è strano pensare a Te ora che, come allora, non c'entri. Ma è il tuo bello, nella tua impossibilità sei facile.

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martedì, 13 ottobre 2009
Houston we have a problem...
Come quando torni a casa una sera e trovi gocce di sangue di un rosso meraviglioso sulla tua mano e passi un quarto d'ora a cercare di capire da dove sono arrivate senza venirne a capo.
O come quando ti alzi una mattina pronta ad affrontare la tua giornata, inconsapevole del fatto che già alle undici saprai di non sapere più che fine ha fatto la tua personalità né chi l'ha rubata e dove se la sia portata.
Mistero.
Cambiare il mondo è un compito e un privilegio che tocca a pochi e chi sono quei pochi lo decidono gli storici. Comunque non è roba mia, sono troppo mediocremente posizionata per farlo, sono il corrispettivo umano di una ford, vengo dal basso, ho fatto il mio salto di qualità ma c'è poco altro a cui aspirare, tanto più che potrei chiamarmi Kuga in questo periodo (sono ancora shockata da questa cosa).
Vorrei sapere se questa nera visione esistenziale passerà o se sarà un'altra di quelle cose che si sedimentano al punto da non poter più essere portate via da nessun tipo di corrente, ma solo l'idea di pensarci sul serio mi stanca e mi strema.
Finché c'è la salute c'è tutto e allora va bene così, anche pensare di non avere tanto tempo a disposizione è stancante, nella mia mediocrità rientrerò nella media il che vuol dire almeno altri 52 anni da vivere, che non mi sembrano poi tanto pochi.
Ho tutto il tempo del mondo per assestarmi e godermi la mia mediocrità, diversamente valuterò al momento.
(Disabituandosi a pensare di essere speciali, esercizi di bassezza. A volte si sgonfiano.)
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mercoledì, 23 settembre 2009
Un tempo ero visionaria.
Mi manca quella visionarietà.

Guardavo fuori dal finestrino del treno lunedì e mi chiedevo se ce la farò la seconda volta. Sta ricominciando tutto e non sono certa di potermi ritrasformare in una macchina focalizzata solo sull'obiettivo così facilmente, pronta a sacrificare interi mesi ai suoi scopi. Non si può certo dire che dopo la prima volta io non abbia recuperato, ma non so se avrò il tempo ed i mezzi per farlo la seconda.

Mi guardavo allo specchio stamattina e mi chiedevo che aspetto potrò avere tra 50 anni, mi chiedevo se assomiglierò alla mia nonna che era bella anche nei momenti peggiori, che aveva quegli occhi stupendi anche mentre non mi riconosceva e mi chiedeva chi io fossi. Non credo, non c'è più modo per me di somigliarle già da un po'.

Ogni tanto mi accorgo di pensare a cose strane in momenti strani e mi domando perchè, non so mai trovare una risposta. Ogni tanto sbarro gli occhi quando mi accorgo di non aver pensato ad una cosa a cui era importante pensare e di non essermi chiesta davvero se volevo qualcosa che sono stata abituata a pensare di volere. Sono stata abituata a pensare di volere alcune cose e non sono più certa di essere stata abituata a pensare.

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lunedì, 21 settembre 2009
Era ora di ricordarsi che se fai una cazzata alla fine, presto o tardi, la pagherai.
Ora però ho ricordato anche che, per risolvere una cazzata, a volte, tocca farne un'altra.
Sarà questo il caso? Ho bisogno di raccogliere le forze per fare una gran bella cazzata con i fiocchi. Di quelle che lasciano il segno.
Pare che Fox sia dalla mia parte, continua a parlare di una settimana positiva, piena di energie e bla bla bla.
Insomma si tratta solo di riconciliarsi con quell'innata abilità nel creare disastri, possibilmente che crollando non investano anche me.
A volte sono un mostro. Troppo poco spesso.
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venerdì, 18 settembre 2009
Bastano 24 ore per veder cambiare la stagione e non è male ritrovarsi col maglione a pensare di aver sfruttato fino all'ultimo secondo l'estate.
Basta un'attesa per rendersi conto che non è sempre questione di non essere ansiosi per natura, che a volte semplicemente ci sono cose che interessano razionalmente ma non smuovono l'irrazionale. Non so se è triste o se è solo normale. Dovrei forse saperlo alla mia età, ma continuo a tenermi strette tutte quelle cose che non so e che non mi fanno essere grande.
C'è della confusione a profusione nella mia testa e il fatto ch'io non sia in grado di scrivere in italiano ne è il sintomo più chiaro.
...lascio che le cose ora succedano...
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giovedì, 10 settembre 2009
Sono incazzata.
Diamine, erano anni che non ero così incazzata per dei motivi così stupidi.
E' ancora tutto affidato all'abilità delle persone? E chebbella abilità. Abilità di pochi e da oggi di uno in meno, almeno tra le mie conoscenze.
C'è di buono che sono più forte dell'ultima volta, sono di pietra anzi.
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mercoledì, 09 settembre 2009
Again.

Dopotutto domani è un altro giorno e francamente me ne infischio.

Maledetta me e la mia stupida scaramanzia, tra l'altro la formula è studiata per un'altro genere di esame, quelli che eventualmente puoi rifare prima di 365 giorni.
Comunque vada sto solo andando a scoprire cosa ha in serbo per me il futuro. Il fatalismo mi serve in questo momento.
Ma poi, eventualmente, si ricomincia. Non sono ancora certa che qui ed ora siano proprio per me, qui soprattutto. Alle utopie, però, ci pensiamo poi.
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giovedì, 03 settembre 2009
Non è chiaro ma...pare ch'io abbia seguito (dove per seguito intendiamo frequentato una lezione e mezza, abbandonato le lezioni e dato un brillante esame con il professore in persona) un corso con una sorta di molestatore/stalker. Pare. Poverino, io gli lascio il beneficio del dubbio visto che pare anche che i documenti che dimostrerebbero questo suo sordido passato non siano altro che carta straccia. Però, però, però, devo anche dire che l'alibi de "il mio cellulare lo usava qualcuno che me lo aveva sottratto" fa un po' cagare, lo sanno tutti che la prima cosa da fare se e quando si ruba un cellulare è buttare la sim, possibilmente lontano da casa propria. Ti potrebbero trovare lo stesso, eh, sia chiaro, ma ci vorrà più tempo e puoi sempre sperare che per un cellulare non scatti la denuncia, per questo sconsiglio i blackberry e affini, lì dentro c'è molto di più di una rubrica, quelli li potrebbero davvero rivolere indietro. Sto divagando.

In realtà l'intera faccenda dello scrivere stamattina è una divagazione dal fatto che devo studiare, storia, di nuovo, stessa nausea di sempre, stesso paradosso de "la trovo molto interessante e utile ma da questo a ricordarmela ce ne passa". Sono fallita in principio come giornalista, perderei troppo tempo a ricostruire caso per caso i fatti storici che ci hanno a che fare.

Comunque sia molestatore o no il suo corso era inutile e io mi chiedevo solo, da persona gretta e meschina, se, nel caso in cui venisse fuori che lo è davvero, io potessi andare a chiedere i danni alla mia università per i rischi a cui mi ha esposta inconsapevolmente.
Avevo una maglietta girocollo al suo esame e lui è tacciato (udite udite) di omosessualità, ma sono dettagli.

Vado a studiare. Storia. Di nuovo.
La nausea, anzi no: la nausea interessata.
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